Storia
Da agglomerato di case, nel corso del XV secolo la nuova Aquilia acquistò la fisionomia di una città sino a diventare, agli inizi del 1500, il centro più importante e fiorente di tutto il territorio.
Fu intatti nel 1393 che la città e una vasta area ad essa circostante, era nota come demanio degli Aragonesi per i suoi prestigiosi privilegi.
Seguì un altro lungo periodo feudale, sino a quando nel 1531 gli abitanti di Aquilia Nuova riuscirono a riscattarsi e a rientrare nel regio demanio grazie a notevoli elargizioni di privati, dopo l´accettazione della proposta (1530) da parte dell’imperatore Carlo V.
Dopo aver corso il rischio di essere nuovamente venduta (1553), Aquilia Nuova cominciò a primeggiare e imporsi come città, per numero di abitanti, economia e monumenti ecc., sulle restanti Aci esistenti nel territorio: Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Aci S. Filippo, Aci Trezza, Aci Valverde.
Non mancavano, intanto, forti contrasti tra le varie borgate limitrofe alimentati da gelosie e da aspirazioni per l’autonomia cittadina.

La separazione definitiva si ebbe nel 1640 e dopo un breve periodo di pace arrivato in seguito al tentativo di vendita di tutto il territorio di Aci, Filippo IV decise ugualmente di vendere i “casali” minori che non erano riusciti a chiedere l´alienazione al regio demanio. Nacquero così le città di Aci S. Antonio e Aci S. Filippo, provocatoriamente chiamate “Aci Superiore“, in contrapposizione ad Aquilia Nuova ovvero “Aci Inferiore“, rimasta demaniale e sul punto di chiamarsi definitivamente Acireale. Nel 1648 Acireale ebbe il titolo di “Fedelissima“.
Nel 1600 la città di Acireale acquisì un nuovo aspetto grazie alla realizzazione delle vie Galatea, Angelo Raffaele, delle Maestranze (oggi Via Romeo). Il Corso Savoia e il Corso Umberto, diversamente denominate e di dimensioni più ristrette di quelle attuali, furono invece completate con l’edificazione del Palazzo di Città e di diverse chiese e palazzi.


